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IL RAGAZZO E L’AIRONE: MIYAZAKI SI PREPARA ALLA MORTE PER CELEBRARE LA VITA.

IL MAESTRO PREMIO OSCAR HAYAO MIYAZAKI ED IL SUO ADDIO AL MONDO DELL’ANIMAZIONE CON IL SUO ULTIMO CAPOLAVORO: IL RAGAZZO E L’AIRONE.

IL FILM PIU’ CRIPTICO DELLO STUDIO GHIBLI

Senza ombra di dubbio “Il Ragazzo e l’airone”  è il film più criptico e presneta svariate chiavi di lettura al suo interno.

Da amante dello Studio Ghibli so bene come per Miyazaki non siano solo “cartoni animati” ma veri e propri lungometraggi adatti a tutti, pregni di significati molto profondo e quasi catartici.

LA TRAMA

La guerra del Pacifico brucia Tokyo e il mondo di Mahito, un ragazzino traumatizzato dalla morte della madre, divorata dal fuoco dei bombardieri.

Mahito, dopo 2 anni dal lutto, fatica ad ambientarsi in una nuova città dopo la morte della madre. Tuttavia, quando un airone parlante lo informa che sua madre è ancora viva, entra in un mondo fantastico alla sua ricerca.

LA SUA AUTOBIOGRAFIA NEL FILM

Per chi conosce la storia di Miyazaki saprà che è nato il 5 gennaio del 1941, dunque ha vissuto nel periodo della seconda guerra mondiale e il film “il ragazzo e l’airone” si apre proprio con una scena di bombardamenti ed è ciò che il regista ricorda di quel periodo.

Nel 1944 la sua famiglia fu costretta a evacuare prima a Utsunomiya e poi a Kanuma, per provare a trovare serenità durante il periodo bellico.

Inoltre attraverso il film troviamo Mahito, il ragazzo 12enne protagonista che purtroppo, perde la madre in un incedio, e pochi anni dopo suo padre decide di sposare un’altra donna da cui avrà un altro figlio ed è qui che Miyazaki ri-evoca il secondo matrimonio di suo padre e della morte di sua madre.

Miyazaki era figlio di un ingegnere aeronautico, proprietario insieme al fratello della Miyazaki Airplane, azienda specializzata nella produzione di timoni per i caccia Mitsubishi A6M e che permise all’intera famiglia di vivere in condizioni agiate tanto durante la guerra che successivamente.

Gli aerei erano già stati centrali nella trama di Si alza il vento; si capisce che Shoichi Maki, il padre del protagonista, lavora in una fabbrica che segue le vicende aeronautiche e che non vuole che la produzione si interrompa durante la guerra: la loro condizione, sicuramente agiata, ha permesso alla famiglia di evadere da Tokyo durante la Seconda guerra mondiale e di rifugiarsi in una magione in campagna, con tanto di servitù al seguito.

In ultima istanza, la madre di Hayao, Yoshiko, soffrì dal 1947 al 1955 di tubercolosi spinale, malattia che la costrinse a letto prima in ospedale e poi a casa, a questo punto penso fosse in un luogo controllato al quale non era possbile accedere (e così si spiegherebbe la sala parto nel film dove troviamo la zia di Mahito, Natsuko, all’interno della torre)

Durante il film, Mahito legge avidamente un libro E voi come vivrete?” romanzo moralistico pubblicato da Genzaburo Yoshino nel 1937 nella speranza di ricordare ai giovani la differenza tra bene e male in un Paese ormai irrimediabilmente militarista.

Tra i giovani salvati da quel libro ci fu anche Miyazaki, che lo leggeva e rileggeva in continuazione dopo la morte della madre (il pacifismo è diventato così per lui un’ideologia politica).

“E voi come vivrete?” divenne il suo libro preferito nonostante la censura, ed è rimasto tale fino a oggi ed è tornato utile quando si è trattato di scegliere il titolo della sua “autobiografia” cinematografica.

E VOI COME VIVRETE UN LUTTO? UNA MORTE? UNA PERDITA?

ECCO COSA CI CHIEDE IL REGISTA.

Il film è, secondo me, un preparasi alla sua morte (di Miyazaki) per celebrare la vita.

Durante tutto il film Mahito non è il protagonista vero e proprio… bensì LA MORTE.

La morte che aleggia su tutto il film, come una minaccia e prospettiva futura, seguita da un senso di angoscia, timore e paura della morte che prima o poi si avvicina e sembra voler portare via anche Mahito.

Cosa succede quando perdiamo un nostro caro o sembriamo sul punto di morire?

Ci chiediamo qual è il senso di tutto ciò che abbimao vissuto e se c’è un senso nella nostra esistenza.

La morte d’altronde dona un nuovo senso alla vita di chi resta.

Ogni lutto è in grado di trasformarci.

I SIMBOLI USATI

L’AIRONE

L’airone, per la cultura giapponese, rappresenta una guida verso il trapasso, un animale in contatto con gli dei, gli spiriti, alla morte e l’aldità.

Il Kojiki, l’opera letteraria più antica del Giappone, risalente al 712, contiene una storia riguardante un principe che muore mentre è lontano dalla sua abitazione, trasformandosi in un uccello bianco: non viene fatta menzione di un airone, ma la descrizione sembra ricondurre proprio ad un uccello cenerino, che di per sé viene raffigurato spesso come messaggero degli dei e simbolo di trapasso.

IL PRO ZIO – IL DEMIURGO?

Sul pro zio, colui che ha costruito la torre magica, ci sono numerose chiavi di lettura in realtà.

Chi dice che possa essere un riferimento al co-fondatore dello Studio Ghibli: Isao Takahata.

Però il pro zio nel film sta cercando un erede che possa continuare “il controllo” degli eventi e sulla costruzione di quel mondo, usando 13 pietre “magiche” (potrebbero essere i 12 film di Miyazaki ma ne rimarrebbe 1 escluso, dunque non so quanto possa esssere valida questa teoria).

A primo impatto ho pensato fosse proprio un Dio, o meglio un Demiurgo (se non sai di cosa sto parlando, ti consiglio di ascoltare questo episodio del mio podcast che trovi su Spotify).

Un demiurgo che controlla le sorti dell’universo.

Ma che on siano anche parti dello stesso regista?

Da una parte vorrebbe che il mondo fosse equo e che tutto rimanga così (il prozio), mentre dall’altra c’è questa sua voglia di fuga e libertà (Mahito).

Ma potrebbe simboleggiare il fatto che NON CI SONO EREDI A LUI, se non suo figlio Goro, con il quale non ha un bel rapporto perchè ha voluto distaccarsi dall’animazione gaipponese classica andando a creare i primi anime 3D che sono falliti miseramente.

Forse questo film è dedicato proprio a suo figlio come per lasciargli il messaggio del “Ho fatto d tutto pur di poterti lasciare qualcosa, ma alla fine farai sempre quello che vorrai tu ed io non potrò interferire”, anche perchè il comandante dei parrocchetti distrugge tutto e alla fine il film finisce in un lieto fine e non in maniera targica.

NON CI SARA’ NESSUN’ALTRO COME HAYAO MIYAZAKI NELLA STOTRIA DELL’ANIMAZIONE GIAPPONESE.

I WARA WARA E LA REINCARNAZIONE

Ad un certo punto durante il film, Mahito incontra i Wara Wara, delle bestioline che sembrano nuvolette bianche e che sono molto piccoline e buffe e non sono altro che Anime che devono nascere.

Ecco dunque che Mahito è nel bel mezzo del viaggio per arrivare alla vita.

Per chi crede alla reincarnazione avrà ben ricoleggato il discorso a quello e al fatto delle numerose porte che sono presenti nella torre che permettono di cambiare lo spazio-tempo.

Tu cosa stai lasciando nel mondo?